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Manuali e guide
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Affidare la tua immagine o l'immagine della tua ditta a servizi scadenti da 20 Euro annuali ? La netiquette
Usenet ma in tutte le aree di incontro e scambio telematico, e anche nella corrispondenza privata, ci sono comportamenti che è meglio seguire. Non esistono regole fisse, imposte da qualcuno, se non quelle che ciascun sistema può stabilire al suo interno; ma ci sono "usi e costumi" abituali nella rete, e dettati dall’esperienza, che è meglio rispettare, per non dare fastidio agli altri e per evitare spiacevoli conseguenze (come le flame). Vedi le Netiquette Guidelines del Network Working Group Ecco alcuni dei concetti fondamentali:
Cercare di capire le abitudini di ogni gruppo o area di discussione, il "filo" degli argomenti in corso, prima di intervenire. Ci vogliono parecchi giorni, anche settimane, per capire: meglio aspettare un po’ più a lungo che entrare a sproposito.
Le persone che frequentano abitualmente la rete ricevono una grande quantità di messaggi, liste, newsgroup eccetera, e non amano un ingombro eccessivo. Inoltre è faticoso leggere sullo schermo testi molto lunghi. In generale un testo che occupa più di due schermate sul monitor è da considerare "troppo lungo". Spesso si può dire molto in poche righe.
Quando si consiglia la lettura di un testo, è meglio non citarlo per esteso, ma indicare dove lo si può trovare oppure proporre "chi vuole me lo dica e glie lo mando come messaggio personale" (in questo caso sarà accettabile, anzi gradito, un messaggio "multiplo" mandato alle persone che lo chiederanno).
Se si commette un errore, meglio non insistere, ma semplicemente chiedere scusa, soprattutto se è un errore "ingombrante" (come un messaggio troppo lungo, o inserito nel posto sbagliato). Però non vale la pena di scusarsi per una piccola svista, come un errore di ortografia. Errori di questo genere sono accettati quasi sempre senza problemi. È anche opportuno evitare di essere "pedanti", di correggere gli altri per dettagli secondari.
Meglio evitare le flame e meglio non portare mai in un’area pubblica un dibattito privato, specialmente se polemico. Se proprio si considera necessaria una "rissa", meglio tenerla in uno scambio di messaggi personali.
Può capitarci di leggere qualcosa che ci dà fastidio: ma prima di reagire è meglio pensarci bene. Siamo sicuri che è un’aggressione? È una vera polemica o è uno scherzo? È intenzionale o è un banale errore? Abbiamo capito bene le abitudini, le usanze, il linguaggio del "luogo"? Ci conviene rispondere subito o aspettare un poco per vedere se interviene qualcun altro? La migliore risposta può essere il silenzio, o un messaggio privato? Molte flame si scatenano per un malinteso; e una volta che la "fiamma" della polemica è accesa diventa difficile spegnerla. Meglio pensarci prima.
Prima di diffondere lo stesso testo in diversi "siti", o mandarlo a diverse persone, meglio pensarci due volte. Siamo proprio sicuri che interessa a tutti? Una delle cose meno apprezzate nella rete è trovarsi la mailbox ingombra di messaggi "non richiesti".
Ogni tanto uno scherzo o un argomento "futile" può essere piacevole, soprattutto se è detto in modo divertente. Ma non è il caso di esagerare, specialmente in "luoghi pubblici", con il racconto di fatti personali o con ciò che a noi sembra divertente ma agli altri magari no. Se una cosa interessa solo a noi o a due o tre amici, meglio scambiarcela in messaggi privati che annoiare tutti gli altri. Accade, purtroppo, spesso che due o tre persone, che si "dilettano" fra loro con argomenti poco interessanti, svuotino uno spazio di dialogo, perché gli altri, annoiati, presto o tardi se ne vanno.
Non ripetersi, non dilungarsi, non scrivere troppo spesso. È una tentazione diffusa quella di ripetere lo stesso concetto, o mandare "raffiche" di messaggi. Prima di "inondare" una mailbox o un’area di discussione, meglio sempre chiedersi: "ma davvero gli altri troveranno interessante quello che dico"?
Molti malintesi nella comunicazione in rete derivano dalla mancanza della presenza "fisica", delle espressioni e del tono di voce con cui diamo un senso e una tonalità alle nostre parole; e anche della possibilità di correggerci subito se un’altra persona non ci capisce. Per questo sono state inventate le "faccine" :-) e per questo, come abbiamo visto, è sempre meglio scrivere offline. È utile rileggere ciò che si è scritto, prima di spedirlo, e chiedersi: si capisce bene in che tono mi esprimo, se dico sul serio o scherzo, se sono in polemica o sto semplicemente ragionando? Chi non mi conosce, capirà le mie intenzioni?
A proposito di netiquette, e delle "sindromi" in cui si può cadere nell’uso della e-mail, è illuminante e tuttora di attualità ciò che scriveva Umberto Eco nella sua "Bustina di Minerva" su L’Espresso del 22 marzo 1996.
Ovviamente la vicenda di Pasquale si conclude non solo con una violenta flame, ma con gravi conseguenze per la sua vita professionale. Un buon esempio di quanto possano essere pericolose le violazioni della netiquette, e di quanto sia importante scrivere offline e rileggere prima di spedire. Umberto Eco attribuisce questo tragicomico episodio a una persona che "ha appena imparato a usare l’e-mail"; ma la verità è che errori del genere vengono commessi abbastanza spesso anche da persone che hanno, o credono di avere, molta esperienza nella rete. Il "tu telematico" Un problema di netiquette che non esiste in inglese è l’uso del tu. Sembra che non ci sia, in Italia, una "prassi" del tutto "consolidata". La tendenza prevalente è l’uso del tu in tutti i messaggi in rete, cui non sempre segue automaticamente la stessa forma amichevole quando ci si incontra di persona. La maggior parte delle persone tende a trasferire il tu anche nell’incontro "fisico" o telefonico; alcuni invece, specialmente se lo scambio è professionale e non personale, quando passano al colloquio "a voce" usano il lei. Ci sono, specialmente fra i "nuovi arrivati", persone che usano il lei anche in rete. Si può immaginare che l’uso del tu?????† sia più frequente fra i giovani, ma non è sempre così. Più che dall’età dipende dalle abitudini personali e dal tipo di relazione. In sostanza, l’uso prevalente rimane il tu ma ogni persona è libera di scegliere il modo che preferisce; e anche in questo è bene non "imporre" il proprio stile ma tener conto del comportamento delle altre persone. Il problema delle lettere "accentate" La rete è stata concepita per comunicare in inglese: una lingua in cui non si usano gli accenti. Il risultato è che i testi su Internet si possono trasmettere solo con la gamma "ristretta" dei caratteri ASCII, che comprende tutte le lettere dell’alfabeto, tutti i numeri e i normali segni di punteggiatura, più alcuni simboli come @ $ % & * eccetera; ma non le lettere con l’accento. Questo significa che parole come perché o però o così possono arrivare deformate non solo se si scrive a un indirizzo fuori dall’Italia, ma anche nella corrispondenza fra italiani. Anche se il singolo sistema accetta le lettere accentate, queste cambiano se passano sulla rete e arrivano a un altro sistema; così come cambiano se si converte un testo da un editor a un altro, o da un word processor a semplice testo (questo problema non si nota nel caso delle pagine Web, perché il linguaggio HTML permette l’uso di tutti i caratteri ASCII "estesi", comprese le lettere accentate; ma quando un testo si trasferisce da HTML a un altro codice di scrittura il problema si ripropone). Ci sono programmi, di sviluppo recente, che permettono di trasmettere le accentate nei messaggi in rete: come MIME Quoted-Printable e Base64. Molti OLR li usano automaticamente. Ma la soluzione migliore è una, e molto semp?????†lice. Per nostra fortuna l’italiano (a differenza altre lingue, come il francese o lo spagnolo) pone gli accenti sempre alla fine della parola. Per evitare problemi nella comunicazione in rete basta prendere l’abitudine di usare l’apostrofo al posto delle lettere accentate: cioè scrivere perche’ o percio’ o cosi’ . Sigle Nella corrispondenza in rete (sia personale, sia in aree di discussione) ricorrono abbastanza spesso sigle, tutte derivate dall’inglese, che può essere utile conoscere, perché sono usate abitualmente anche da chi scrive in italiano. Alcune sono espressioni della normale corrispondenza inglese, altre sono proprie della rete. Nella telematica, come nell’informatica, è molto diffuso l’uso di sigle o di "acronimi"; in modo così esagerato da indurre spesso all’ironia. Per esempio la sigla PCMCIA (che in realtà significa Personal Computer Memory Card International Association) è scherzosamente interpretata come People Can’t Memorize Computer Industry Acronyms: "la gente non riesce a ricordare le sigle usate nel mondo dei computer". Alcune delle sigle contengono parole "volgari", che talvolta, con una certa pruderie, gli americani abbreviano o interpretano in modo diverso.
Ci sono molte altre variazioni di sigle, di uso meno frequente, fra cui le più "pittoresche" sono probabilmente quelle usate nei gruppi "singles" di Usenet, che vanno da un semplice LJBF (Let’s Just Be Friends – cerchiamo di essere soltanto amici) o LAFS (Love At Firs?????†t Sight – amore a prima vista) o NIFOC (Nude In Front Of The Computer –nudo, o nuda, davanti al computer) fino a WFYITBWNBLJO (Waiting For You In The Bathtub Wearing Nothing But Lime Jell-O – "ti aspetto nella vasca da bagno senza altro addosso che una gelatina al limone"). Alcune sigle nuove, che stanno emergendo nel mondo dei teenager americani, sono citate nel bel libro di Don Tapscott, Growing Up Digital. Per esempio JC (Just Curious – solo per saperlo); BMF (Biting My Fingerlails – mi mordo le unghie); BRB (Be Right Back – torno subito); BBL (Be Back Later – torno più tardi); LOL (Laughing Out Loud) o LMAO (Laughing My Ass Off) per esprimere una forte risata; una variante del tradizionale ROTFL è ROTFLMAO (Rolling On the Floor Laughing My Ass Off ). Un’altra abitudine diffusa è l’uso di parole fra asterischi (invece delle "faccine") per esprimere un’emozione, come *wink* (strizzata d’occhio) o *smile* (sorriso) o *hug* (abbracciare) o *blush* (arrossire). Gergo Ci sono alcune parole inglesi che ricorrono spesso anche nei testi italiani. Fra le più comuni: Flame Attacco violento, lite (specialmente se si svolge in pubblico, cioè in una lista, o forum newsgroup dove leggono anche altre persone oltre ai litiganti). Queste "risse" sono considerate una violazione della netiquette. Spesso la flame consiste in un attacco collettivo contro qualcuno che si comporta in modo diverso da quello abituale in quel gruppo, e considerato scorretto. Newbie Una persona "nuova" della rete, che non sa ancora come comportarsi. Off topic Fuori tema. Si dice quando in una conferenza o gruppo di discussione qualcuno parla di cose diverse, che sarebbero più appropriate in un’altra sede. Qualcuno scherzando in italiano dice "fuori topo": lo scherzo non è così sciocco come può sembrare, perché topos in greco è "luogo". Quote, o quoting Le "citazioni" che si usano nella risposta a un messaggio. Come vedremo, un uso eccessivo di quote, o overquoting, è un comportamento fastidioso e contrario alla netiquette. Spam o spamming Ripetizione dello stesso messaggio o diffusione dello stesso testo in troppe sedi diverse . Anche questa è una violazione della netiquette, fastidiosa in ogni caso ma considerata particolarmente irritante quando si tratta di proposte commerciali. Sysop o Sysadmin (System Operator o System Administrator). Il gestore di un nodo telematico. Di solito si parla di Sysop nel caso di piccoli BBS e di Sysadmin nel caso di servizi di maggiori dimensioni. Webmaster La persona responsabile di un sito web. "Faccine" :-) Anche in Italia è diffuso l’uso dei cosiddetti smileys, o emoticons, che in italiano sono noti come "faccine". La forma più comune è il sorriso :-) ma è spesso usato anche il suo contrario :-( per esprimere un’emozione negativa. Molti usano forme "abbreviate" di "faccine", come :) o :( e anche altri segni, come :-| che indica perplessità e ;-) che indica una strizzata d’occhio. La variazione delle "faccine" può essere infinita; nella "Bibbia del Modem" di Giorgio Banaudi ne sono elencate più di 100, ma ciascuno può elaborarne altre secondo la sua fantasia. Nello stesso libro si possono trovare molti esempi di "disegni ASCII", cioè immagini create usando lettere, numeri e altri simboli. Fra i più comuni ci sono la freccia... -------> ... e la rosa... @>--’--,-- ... ma ci sono tante altre immagini, come l’omino che si affaccia... ‘’’ ... o l’infinita serie di disegni sviluppati sul tema della "mucca"... (__) ... o il mitico cane che da più di dieci anni è il simbolo della rete FidoNet...
Oltre alle soluzioni "manuali", che sono le più simpatiche e divertenti, si possono realizzare disegni "ASCII" usando software creati per questo scopo. Come per esempio: Forse questa piccola forma d’arte sarà dimenticata, man mano che le tecniche (e la qualità dei collegamenti) renderanno sempre più facile la trasmissione in rete di disegni e fotografie; ma non è male ricordare che esistono tanti modi per trasmettere nella rete usando il "puro testo", che è estremamente meno ingombrante, e perciò più facilmente trasferibile. DOCUMENTAZIONE
2) Stiamo dimenticando la Netiquette? Tratto da I garbugli della rete n.17 (novembre 1997) 3) L’umanità dell’internet Fonte www.gandalf.it Giancarlo Livraghi gian@gandalf.it |